MAFIA: quando l'open world sposa il racconto



Le cose accadono quando possono accadere. Non ci sono dubbi che in passato in molti avessero immaginato uno scenario di gioco grande, ricco di elementi reattivi e personaggi capaci di condurre un'esistenza informatica indipendente dalle azioni del giocatore, ma fino ad un certo punto della storia dei videogiochi mancavano proprio le risorse hardware necessarie per realizzare qualcosa del genere.

Con la nuova generazione di console e computer, però, le cose cambiano e la Illusion Softworks presenta Mafia, che va persino oltre i propositi di GTA 3 che, sì, aveva un mondo grande e vario ma privo di una narrativa elaborata e capace di assistere il giocatore in ogni passaggio.

La fittizia Lost Heaven di questi anni Trenta è invece il palcoscenico perfetto per raccontare la storia di formazione di Tommy Angelo, tassista dal carattere determinato che un po' per caso, un po' per vocazione, si trova a lavorare per il boss locale.

Spericolate corse in auto, sparatorie senza pietà, violente estorsioni ma anche amore e famiglia costellano l'esistenza di Tommy, che le racconta ad un poliziotto locale in cambio di protezione, permettendoci di riviverle confessione dopo confessione.

Un gioco epocale che ha costituito per anni il modello d'eccellenza della narrativa in struttura open-world.


Qui di seguito la videoanalisi completa:


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