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Visualizzazione dei post da Febbraio, 2018

HAT TRICK HERO: arbitri panciuti e ginocchiate in faccia, poi anche un po' di calcio

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Il sospetto è che gli autori avessero un'idea non precisissima del calcio, ma non è che questo sia sempre un problema. Anzi, alle volte è interessante vedere come uno spettatore esterno metabolizzi lo show di uno sport, ciò che lo impressiona, che gli sembra divertente e che riproporrebbe in un concentrato essenziale dello stesso.

La Taito, poi, operava soprattutto nelle sale giochi e una formula senza fronzoli andava benissimo. Hat Trick Hero, altrove noto come Football Champ, è peculiare soprattutto nella gestione dell'arbitraggio. Un direttore di gara che difficilmente supererebbe test atletici reali si trova a dirigere match di importanza intercontinentale perdendo spesso di vista l'azione, la quale può essere straordinariamente brutale con pugni in faccia e ginocchiate in salto ad altezza capoccia. Le rare volte che l'arbitro se ne accorgerà saranno ammonizione, le altre si riveleranno ottime occasioni per sgraffignare la palla agli avversari.

Divertente e diverso d…

LA MACCHINA DEL TEMPO #125: Novembre 1982 (console varie)

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Cari follower, bentornati alla Macchina del Tempo per scoprire come in questo Novembre 1982 non vi fosse soltanto un proliferazione sconsiderata di giochi di ogni risma, ma anche nuovi protagonisti del mercato hardware. La situazione sugli scaffali dei negozi è oggettivamente drammatica e preoccupante, dato che lo spazio necessario alla sopravvivenza di tutti i progetti commerciali sembra mancare fisicamente, con tanti titoli di bassa qualità che infestano l’offerta e scoraggiano il pubblico. Adesso introduciamo forse la peggiore console del lotto della seconda generazione, l’Emerson Arcadia 2001 che altro non era che un’evoluzione delle console basate su processore Signetics, qui in una edizione graficamente più prestante e che arrivò in Italia in una variante chiamata Leonardo. I grossi limiti della macchina ed il ritardo tecnologico su certa concorrenza è evidente già dal primo gioco intitolato semplicemente Baseball. Ovviamente, è una simulazione dell’omonimo sport che cerca di tr…

SUNSET: il canto del cigno dei Tale of Tales

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A voler esser precisi, i Tale of Tales non sono completamente inattivi. Diciamo che dopo l'ennesimo flop commerciale e dopo aver investito molto, ma probabilmente male, sul marketing di Sunset hanno deciso di ritirarsi dalla produzione convenzionale di videogiochi, cercando funding in modi diversi.

Peccato. Io adoro i Tale of Tales pur con tutte le macroscopiche imperfezioni delle loro opere. 

Ognuna di esse si è sempre concentrata su qualcosa di molto specifico, fosse la passeggiata di un'anziana donna in un cimitero o la malinconica contemplazione delle onde del mare. Sunset ci consegna le chiavi di un lussuoso appartamento di una fittizia città sudamericana. È la casa di un influente politico nonché filantropo che, spaventato dalla preoccupante escalation anti-governativa della nazione, decide di portare in salvo molte opere d'arte temendone la distruzione, recapitandole via via nel proprio appartamento.

Ma noi non siamo questo politico. Le chiavi di casa sua le abbiamo pe…

MAFIA: quando l'open world sposa il racconto

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Le cose accadono quando possono accadere. Non ci sono dubbi che in passato in molti avessero immaginato uno scenario di gioco grande, ricco di elementi reattivi e personaggi capaci di condurre un'esistenza informatica indipendente dalle azioni del giocatore, ma fino ad un certo punto della storia dei videogiochi mancavano proprio le risorse hardware necessarie per realizzare qualcosa del genere.

Con la nuova generazione di console e computer, però, le cose cambiano e la Illusion Softworks presenta Mafia, che va persino oltre i propositi di GTA 3 che, sì, aveva un mondo grande e vario ma privo di una narrativa elaborata e capace di assistere il giocatore in ogni passaggio.

La fittizia Lost Heaven di questi anni Trenta è invece il palcoscenico perfetto per raccontare la storia di formazione di Tommy Angelo, tassista dal carattere determinato che un po' per caso, un po' per vocazione, si trova a lavorare per il boss locale.

Spericolate corse in auto, sparatorie senza pietà, viol…

CENTER COURT: il tennis nel tardo Amiga

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Nel 1995, l'Amiga viveva molto più di passato che di futuro, sebbene tante fossero le voci sul rilancio di questo marchio orfano di Commodore. La storia la conosciamo e non è stata delle più generose, ma il supporto a questo computer è continuato, qualche gioco ancora spuntava per quanto senza quasi nessuna vera pretesa commerciale.

Fra questi vi era anche Center Court, sviluppato da una singola persona, che cercava di dire la sua tra i giochi di tennis dopo che tanti ne erano stati pubblicati negli anni passati dalle software house dei tempi d'oro. Ed in effetti, un po' ovunque emerge l'amatorialità di questo prodotto programmato tramite il linguaggio Blitz Basic, che prestazionalmente convince solo a tratti mentre artisticamente lascia del tutto a desiderare. Eppure, una volta entrati nelle meccaniche e soprattutto nella velocità del gioco, ci si può divertire affrontando un'apprezzabile modalità carriera.

Qui di seguito la videorecensione completa.

LA MACCHINA DEL TEMPO #124: NOVEMBRE 1982 - PARTE IV (VIC-20 e C64)

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